La giovinezza di Alain-Fournier

Alain-Fournier

 

Riporto un articolo di Gian Luca Favetto apparso su “il venerdì” il 1 novembre 2013.

Compie cent’anni il Grande Meaulnes, che poi è il nonno del giovane Holden

Un secolo fa Il grande Meaulnes è spuntato dalla provincia con tutto il suo candore, la sua inquietudine, la sua adolescenza e la voglia di assoluto. Quatto quatto, a puntate, cioè a piccoli passi, mese dopo mese a partire da luglio, si è affacciato sulle pagine della Nouvelle Revue Française e ha sorpreso tutti. Non arrivava da una provincia qualsiasi, no, veniva dalla provincia francese, che di tutte le province di questo mondo è il paradigma: ne è la quintessenza. Veniva dal cuore della Douce France, come ha cantato Charles Trenet, che è dolce soltanto nei ricordi dell’infanzia e nell’illusione.
Poi, a fine ottobre del 1913, giusto in questi giorni, cent’anni or sono, si è mostrato per intero in forma di volume, pubblicato dall’editore Emile-Paul frères: Le grand Meaulnes. Ed è subito diventato un mito. E con lui è diventato un mito il suo giovane autore, Alain- Fournier, nome de plume di Henri-Alban Fournier, nato il 3 ottobre 1886, nel cuore della Francia profonda, nel dipartimento dello Cher, in quella che un tempo era la regione del Berry, non lontano da Bourges, che è il capoluogo, in un paesino di poche anime che si chiama La chapelle-d’Angillon.
Le grand Meaulnes in Italia (dove è arrivato nel 1933 e ha avuto sei edizioni in trent’anni) è stato anche tradotto come Il grande amico o Il grande amico Meaulnes. È un grande libro di sognatori affacciati sul baratro della realtà. Ha echi simbolisti, ma anticipa il surrealismo. Nelle sue pagine alberga un’atmosfera fra Breton e Magritte, fra Eluard e Bunuel. Racconta una bella storia, una storia di avventura, amicizia e amore, una storia di adolescenze inquiete e romantiche. Ma un’altrettanta bella storia ha alle spalle.
Per dirla in poche parole: è un caposaldo che apre la strada ai successivi romanzi di formazione. È un libro caposcuola, che squaderna l’adolescenza davanti ai tuoi occhi: inquadra e racconta quest’età cruda che si prepara a essere tutto, ma rischia di sfiorire senza aver raggiunto nessuna meta. Poi verrà J.D. Salinger con Il giovane Holden, ma prima, quarant’anni prima, c’è Alain-Fournier con Il grande Meaulnes. Anche se, dentro le loro storie, hanno più o meno la stessa età, il grande Meaulnes, Augustin Meaulnes, è il papà del giovane Holden ed è quello che Sal Paradise, l’alter ego di Jack Keruac in On the road, porta con sé nei suoi viaggi per l’America.
Il romanzo si apre con l’arrivo di Augustin Meaulnes nel piccolo paese di Sainte-Agathe. Ha diciassette anni ed è orfano di padre, alto, ribelle, carismatico, con i capelli rasati. Capisci subito che è un ragazzo capace di rendere possibile l’impossibile; è di quelli portati naturalmente ad andare oltre i limiti. Appare una fredda domenica di novembre. Viene a pensione dai genitori di François Seurel, un quindicenne, figlio di due insegnanti. È François l’io narrante che, ormai cresciuto, ricorda e ripercorre le avventure vissute con il nuove amico negli anni dell’adolescenza: sono sogni che fondano la realtà, incontri misteriosi e inganni, passioni e ribellioni, notti insonni e sconfitte, molto amore acerbo e molta amicizia.
Gli adulti rimangono sullo sfondo. Sono i ragazzi a fare l’avventura, a fare il libro. C’è il paese, c’è la vita di paese, c’è l’adolescenza con le sue scoperte, ci sono le bande, c’è quello che viene chiamato le Domaine mystérieux, la Tenuta misteriosa, con tanto di castello, dove ci si imbatte in feste sorprendenti e s’incontrano persone che ti segnano per il resto della vita:è difficile poi tornare al proprio quotidiano. Infine, arriverà Parigi.
Sono le relazioni fra i personaggi a farsi storia e a costruire la trama: François Seurel, l’io narrante; Augustin Meaulnes, l’imbrigliabile protagonista; Franz de Galais, anche lui un tipo fuori dall’ordinario; Yvonne de Galais, sua sorella, la ragazza di cui ci si innamora; Valentine, la ragazza solida con i piedi per terra. I tre maschi sono tre maschere della stessa persona, Henri-Alban Fournier, che quando comincia a scriverli ha 24 anni e già si firma Alain-Fournier. Le due fanciulle sono due delle possibili facce dell’amore che lo scrittore ha ricavato dalle proprie esperienze.
Se è vero, come è vero, che ogni libro è il suo autore, per Il grande Meaulnes questa è una verità al cubo. Alain-Fournier è ogni pagina del suo romanzo. Ogni frase è una cerniera fra vita reale e fantasia. Yvonne de Galais l’ha conosciuta davvero. È il primo giugno 1905, sulle scale del Grand Palais a Parigi. La sua vita da scrittore, la sua scrittura, il suo romanzo, cominciano allora. Ha diciott’anni e mezzo, lei diciannove e il suo vero nome è Yvonne de Quiévrecourt. Salgono sullo stesso battello per attraversare la Senna. Lui la segue, si piazza sotto le finestre di casa in boulevard Saint-Germain, un giorno l’abborda, fanno una passeggiata. Lui si presenta come studente, quello è. «Ah, studente!», fa lei, che si sta per sposare con un altro.
Lui parla, progetta, racconta e lei ripete: «A che scopo?, a che scopo?”» Arrivati sul Pont des Invalides chiude: «Siamo due ragazzi, abbiamo fatto una pazzia, questa volta non dobbiamo salire sullo stesso battello. Addio, non seguitemi». Lui rimane impalato, dice solo: «Vi aspetterò». E prima che Yvonne si perda nella folla, la vede voltarsi e, per la prima volta, vede che lo guarda a lungo. Succede così anche nel romanzo, come nella vita. E tutti, da Alain-Fournier ai suoi personaggi e ai suoi lettori, rimangono a lungo appesi a questo sguardo femminile, che è insieme preghiera e abbandono. Un invito-rinuncia. Il segno dell’impossibilità.
A dire il vero, fra tutti, Alain-Fournier, che pure l’ha vissuto, descritto e ci ha romanzato sopra, è colui che è rimasto meno attaccato a quegli occhi. Non ha avuto tempo. Ha aspettato, sì, e nell’attesa è partito militare, ha scritto lettere, lavorato in un giornale, si è messo con una modista, ha pubblicato il romanzo e prodotto una serie di racconti e poesie, ha fatto il segretario per il figlio di un ex presidente della Repubblica e si è innamorato della moglie, ha cominciato un nuovo romanzo… Chissà che cosa sarebbe stato… Ma nell’agosto del 1914, richiamato alle armi,
parte per la Grande Guerra. Il 22 settembre viene dichiarato disperso in combattimento. Non ha ancora 28 anni. Rimarrà lo scrittore di un unico libro, che è anche un libro unico. Troveranno il suo cadavere nel 1991, in una fossa comune vicino a Verdun. Anche da questo, da questo suo rimanere giovane per sempre, comincia la leggenda. D’altronde, Il grande Meaulnes è l’eterna giovinezza, il ritratto di qualcuno che vive nel mondo come fosse sul punto di andarsene.

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